Anthony Abbot

(1893-1952), pseudonimo di Charles Fulton Oursler, nacque a Baltimora, nel Maryland. Abbandonata la scuola in giovanissima età, svolse svariati mestieri – impiegato in uno studio legale, imballatore in un grande magazzino, prestigiatore nei night-club – prima di scoprire la vocazione per la scrittura. Dopo aver lavorato come reporter per il Baltimore American, nel 1918 si trasferì a New York dove, di lì a poco, venne assunto dalla McFadden Publications, una casa editrice di riviste popolari. Sotto lo pseudonimo di Anthony Abbot pubblicò otto gialli che risentono dell’influenza di S. S. Van Dine e del primo Ellery Queen. Nel romanzo d’esordio, About the Murder of Geraldine Foster (Sette piccioni sporchi di sangue) introdusse il personaggio ricorrente di Thatcher Colt. Nel 1949, quando ormai le sue storie poliziesche erano solo un ricordo, conquistò vasta fama con The Greatest Story Ever Told, il racconto della vita di Cristo, un bestseller da oltre due milioni di copie dal quale, nel 1965, venne tratto un kolossal cinematografico. Viaggiatore instancabile e uomo dai molteplici talenti, Oursler fu anche responsabile editoriale del Reader’s Digest, conduttore radiofonico, sceneggiatore, critico, ventriloquo, investigatore dell’occulto e agente sotto copertura per l’FBI. La sua autobiografia, Behold This Dreamer, uscì postuma nel 1964.